I batteri si stanno evolvendo per digerire la plastica

E’ una scoperta totalmente casuale la sostanza in grado di “mangiare” la plastica che potrebbe risolvere la crisi mondiale data dall’inquinamento e il sempre più frequente fenomeno delle isole di plastica che galleggiano sugli oceani.

La base della sostanza proviene da un batterio che vive in un centro di riciclo giapponese, il quale ha sviluppato la capacità di mangiare la plastica: l’enzima è in grado di accelerare un processo di degradazione che normalmente impiegherebbe centinaia di anni.
Durante l’analisi dell’enzima, lo scienziato Harry Austin dell’Università di Portsmouth e Gregg Beckham del Laboratorio Nazionale per le Energie Rinnovabili del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti, hanno accidentalmente modificato l’enzima, trovando così una sostanza molto più efficiente di quella scoperta tramite il batterio giapponese.

 

“I colpi di fortuna giocano un ruolo molto importante nella ricerca scientifica e la nostra scoperta non è un’eccezione”, ha dichiarato il professor McGeehan.

 

La modifica effettuata rende così l’enzima più efficiente nella digestione del PET (il polimero utilizzato per fabbricare bottiglie di plastica) e la possibilità di degradare il PEF, un’alternativa plastica al PET.

Si apre così uno scenario senza precedenti grazie ad una scoperta realmente in grado di aiutare a combattere l’invasione della plastica che dagli anni 60 ad oggi ha avvelenato il nostro pianeta fino a creare vere e proprie isole di plastica galleggianti come quella presente nell’Oceano Pacifico, conosciuta come “Pacific Trash Vortex” con una dimensione stimata dai 700.000 ai 10 milioni di chilometri quadrati, ovvero da una dimensione pari a quella della penisola Iberica ad un’estensione pari a quella degli Stati Uniti.

Forse siamo davvero davanti ad una scoperta rivoluzionaria che può dare ancora speranza al nostro pianeta?